VARIANTE SELVAGGIO BLU – ancora lavori in corso Warning-icon-hi

Passare sul mare fa gola, ha sempre fatto gola, sin da quando Peppino Cicalò e Mario Verin _DSC4173bideavano il Selvaggio Blu, sin da quando Us Chercios e Us Abiolos “regnavano” su quel tratto di costa con le loro capre. Per anni abbiamo guardato quel pilastro di calcare che divide Goloritzé da Ispuligidenie, pensando ad una soluzione, ma il tempo non era mai abbastanza. Finalmente, nel maggio 2003, Marcello Cominetti  e Luca Gasparini trovano il passaggio giusto e così l’anno successivo una squadra d’eccezione, (Marcello Cominetti, Mario Muggianu, Claudio Calzoni e il giovanissimo Nicola Collu) parte con i lavori, supportati dall’azienda italiana SCARPA che finanzia il materiale.

Se per realizzare la ferrata è stata necessaria qualche giornata di lavoro sotto il sole cocente dell’estate in arrivo, i problemi più grandi sono ancora rappresentati dai Lederes, tratti di costa molto scoscesi, con mille boschi pensili che bisogna attreversare per arrivarci. Il fondo di arenaria delle frane, i passaggi su piccole creste friabili, la pendenza del terreno davvero rilevante fanno si che anche solo dopo un temporale la situazione si modifichi, le corde fisse non siano più stabili, il sentiero scompaia.

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Immaginate poi cosa può essere successo dopo i temporali torrenziali dei primi di ottobre, che addirittura hanno sepolto di materiale franato la spiaggetta più a nord sulla baia di Goloritzè.

 

 

Per questo motivo da questo autunno abbiamo ripreso i lavori, per dare una sistemazione un po’ più affidabile alla variante, in modo che la sicurezza sia garantita per un periodo più prolungato. Resta comunque uno dei tratti più impervi del nostro Supramonte, che non si può neanche classificare “sentiero”, per veri esperti, da affrontare con tutta l’attrezzatura indispensabile.

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L’arrivo alla ferrata offre un terrazzo mozzafiato sulla baia di Goloritzé: un mare smeraldo, limpido che ti lascia spiare un fondale blu, in gran contrasto con gli scogli bianchissimi e Punta Caroddi proprio di fronte. Alla ferrata ci si avvicina con un traverso su tronchi di ginepro, si procede poi in verticale, per circa 30 m. È esposta, impegnativa.

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Dopo la ferrata si accede al bosco di Ispuligidenie e si può poi decidere di tornare su a Piredda e quindi all’altopiano di Golgo, oppure proseguire per Cala Mariolu/Ispuligidenie.

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